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Diaconi permanenti. Petrolino (presidente): “Sulle strade libanesi a servizio della missione”
8 Ottobre 2022
Un viaggio in Libano per toccarne con mano la bellezza ma anche, e soprattutto, per capire come aiutare il suo popolo a superare la grave crisi sociale ed economica che lo ha ridotto in povertà. Enzo Petrolino, presidente della Comunità Diaconato in Italia, traccia al Sir un bilancio della recente missione nel Paese dei Cedri (13-21 settembre), condotta con Caritas Italiana. In cantiere un progetto solidale e l'organizzazione, per il 2023, di un incontro di tutti i diaconi permanenti delle Chiese che si affacciano sul Mediterraneo

Un progetto solidale rivolto anche a giovani e bambini, e un convegno internazionale dei diaconi permanenti delle Chiese che si affacciano nel Mediterraneo: sono questi i due ‘frutti’ della recente missione in Libano di una delegazione della Comunità diaconato in Italia, guidata dal presidente, il diacono Enzo Petrolino. Un viaggio nel Paese dei Cedri (dal 13 al 21 settembre) che ha preso forma, come racconta al Sir lo stesso Petrolino, durante il recente “XXVIII Convegno nazionale dei diaconi permanenti”, ad Assisi lo scorso agosto. “Come avviene ormai da anni – spiega il presidente – il convegno si è tenuto in collaborazione con la Caritas italiana che nell’occasione ha presentato il progetto Libano/Brasile avviato per promuovere il diaconato e per sostenere concretamente quei Paesi che sono vere e proprie periferie del mondo. Ne è scaturito un gemellaggio con il Libano avviato con questa missione alla quale hanno partecipato, oltre a me, anche tre consiglieri nazionali della Comunità diaconato e due rappresentanti di Caritas italiana. Abbiamo voluto così dare un pronto seguito al convegno di Assisi che, non a caso, aveva per tema ‘La Sinodalità come stile diaconale: Diaconi sulla strada a servizio della missione della Chiesa’. A breve cominceremo a pensare, in accordo con Caritas Italiana, al modo migliore con cui sostenere questo progetto”.
Beirut fantasma. “Sono stati giorni intensi e ricchi di incontri durante i quali – ricorda Petrolino – abbiamo toccato con mano la grave situazione sociale, economico e finanziaria in cui versa il Libano. Un Paese dove la gran parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. A Tripoli abbiamo visto l’assalto alle banche da parte di gruppi di persone ai quali è stato proibito di prelevare i propri soldi”. Ma ciò che più ha colpito la delegazione dei diaconi permanenti è stato il divario “ricchi-poveri”: “A vedere alcune auto che circolano nelle strade si è tentati di credere che la crisi non sia così dura. Ma poi basta guardarsi intorno per notare negozi, alberghi, ristoranti chiusi, palazzi abbandonati con gente poverissima che tenta di vivere alla giornata.
Il centro di Beirut oggi è un posto fantasma.
La lira libanese ha perso il 90% del suo valore”. A soffrire di più sono le nuove generazioni che, senza un futuro davanti, fanno di tutto per emigrare all’estero. “Proprio ai giovani abbiamo voluto guardare nel pensare il nostro progetto solidale – sottolinea Petrolino -. Aiutarli è uno degli obiettivi che ci siamo dati e lo stesso vale per i bambini. A riguardo è ancora vivo il ricordo della nostra visita al centro di rifugiati Ashrafieh nel quartiere cristiano di Beirut, gestito da Caritas Libano. C’erano tanti bambini ai quali daremo una mano anche a livello scolastico”. Altro obiettivo della Comunità Diaconato in Italia sarà sostenere una azienda agricola di conservazione condotta da giovani volontari della Caritas Libano. “Abbiamo molta fiducia nei giovani.A Beirut e in altri centri libanesi abbiamo incontrato a apprezzato una Caritas davvero efficiente con tanti giovani volontari che si danno un gran da fare come accadde nell’agosto di due anni fa nell’esplosione al porto di Beirut.Ci hanno accompagnato durante tutto il nostro viaggio. Nella Caritas operano 1400 volontari”.
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La frontiera del dialogo. C’è anche un’altra frontiera molto a cuore ai diaconi permanenti italiani, è quella del dialogo interreligioso come hanno testimoniato numerosi incontri con imam e sceicchi sunniti, sciiti, alauiti, esponenti drusi e delle chiese cristiane ortodosse. “Tutti ci hanno accolto benevolmente e tutti ci hanno sottolineato la gravità del momento per il Libano e la necessità di restare uniti per il bene del popolo”. In questo ambito la visita alla Fondazione libanese Adyan è stata significativa, “il dialogo interreligioso coniugato alla solidarietà. La missione di questa fondazione, infatti, è rafforzare la coesistenza tra gruppi di fedi diverse e creare la base di una vera convivenza”.“Credo – aggiunge Petrolino – che una delle frontiere del diaconato oggi sia proprio quello del dialogo. Il dialogo, il tratto distintivo di questo Paese che è un mosaico bellissimo”.
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Il viaggio nel Paese dei Cedri è servito anche per realizzare un vecchio sogno nel cassetto del presidente della Comunità Diaconato in Italia. “Un sogno condiviso con il compianto mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, ucciso a Iskenderun, in Turchia, il 3 giugno 2010. Stavamo lavorando – rivela Petrolino – ad un convegno dei diaconi del Mediterraneo, proprio a Iskenderun. Ora vorremmo farlo a Beirut. La decisione è giunta dopo un incontro a Sarba con 25 diaconi maroniti e dopo la visita al vicario apostolico latino di Beirut, mons. Cesar Essayan, frate conventuale, e al cardinale e patriarca maronita Béchara Boutros Raï. Abbiamo l’intenzione di organizzare questo evento che ben si accorda con il cammino di sinodalità che come Chiesa universale stiamo vivendo. Il prossimo anno vedremo di finalizzare il tutto”. Prima di rientrare in Italia la delegazione si è recata nel Sud del Libano per portare un saluto ai caschi blu italiani impegnati nella Missione Unifil.
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Diaconi permanenti, sette «consegne»
per rilanciare il ruolo
Enrico Lenzi venerdì 16 agosto 2024
Concluso il convegno nazionale. Al termine dei lavori consegnato un testo con sette piste di lavoro per i diaconi permanenti, le Chiese locali e le comunità parrocchiali

Sette «consegne» per rilanciare e potenziare la presenza dei diaconi permanenti nella Chiesa italiana. Sono indicate nel documento finale che la Comunità del diaconato in Italia ha redatto a conclusione del XXIX Convegno nazionale svoltosi nei giorni scorsi ad Assisi. «Abbiamo la consapevolezza di mettere in atto un rinnovato impegno per l’edificazione di un ministero all’altezza dei tempi che viviamo» commenta Enzo Petrolino, presidente nazionale della Comunità, facendo un bilancio dei lavori che hanno visto i diaconi permanenti (nel nostro Paese ce ne sono 4.800 e sono presenti in quasi tutte le diocesi). Del resto il titolo scelto per l’incontro di quest’anno è stato piuttosto impegnativo: «Diaconi profeti e seminatori di speranza». «La speranza viene dalla vitalità vocazionale, dall’apertura ministeriale al processo di sinodalità - prosegue il presidente Petrolino -, per individuare alcuni orientamenti concreti di fedeltà dinamica ai principi evangelici e antropologici».
Ma quali «consegne», dunque sono emerse dal convegno? Come detto sono sette e si parte dal «rivitalizzare la nostra identità e la nostra missione nella Chiesa italiana». Solo così - ed è il secondo punto - si può «collaborare con le Chiese locali e regionali, declinandolo le nostre iniziative ed attività nelle diverse realtà territoriali». Essere cioè presenza attiva nel contesto in cui ci si trova a vivere il proprio ministero. Non meno importante per il convegno dei diaconi permanenti (terzo punto) è la necessità di «costruire percorsi formativi, per quanto ci compete come Consiglio nazionale, attraverso la realizzazione di convegni, seminari di studio e incontri territoriali». Passaggio di grande importanza, come aveva sottolineato lo stesso presidente Petrolino nell’intervista concessa ad Avvenire presentando il convegno di Assisi. La formazione sempre importante diventa in questo scenario storico ancora più urgente e necessaria alla luce del calo di vocazioni sacerdotali e all’aumento di parrocchie prive della presenza stabile di un prete. Ecco allora, come indicato nel quarto punto, la necessità di «curare in modo particolare i rapporti con i delegati diocesani per uno scambio fruttuoso di esperienze e di problemi emergenti come, le comunità parrocchiali in assenza di presbitero, discernimento e formazione, diaconato e Chiesa locale». Non che oggi sia assente, ma il potenziamento viene auspicato dalla Comunità del diaconato. Dunque non può mancare la collaborazione con le «diverse realtà ecclesiali soprattutto con alcuni uffici della Cei, dove i diaconi sono maggiormente impegnati: pastorale familiare, sociale, della salute, Caritas». Maggior collaborazione con le realtà ecclesiali anche alla luce (sesto punto) «dei processi di revisione dello Statuto, in attesa dell’approvazione della Cei». Infine la settima “consegna”: «Valorizzare la ricchezza delle diversità per creare cose nuove, sempre fedeli a Dio e all’uomo nell’ottica di una compiuta corresponsabilità, in modo da trovare insieme ulteriori spazi di impegno e nuovi luoghi di evangelizzazione, soprattutto sostenendo progetti concreti a favore dei poveri, dei profughi, del pianeta e della pace».
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Sette «consegne» su cui i diaconi permanenti sono chiamati a lavorare nei prossimi mesi, augurandosi che «l’esercizio di sinodalità che stiamo vivendo possa costituire l’avvio di un nuovo slancio del ministero diaconale a servizio della Chiesa e della società - conclude il presidente Petrolino -. Il nostro agire, indipendentemente dal momento contingente, deve seguire un orientamento sinodale permanente».
© Riproduzione riservata
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